Stephen King per i giovani: la Sperling lancia una nuova collana

Schermata del 2018-11-05 20-09-47Il maestro dell’horror Stephen King in una nuova collana dedicata ai ragazzi. La Sperling ci scommette e il 4 settembre lancia 5 racconti in formato tascabile

Lo chiamano “Il Maestro dell’horror“, e non a caso: con la sua letteratura ha fatto tremare milioni di lettori, appassionati alle sue storie del terrore ma soprattutto alla profondità con cui i suoi personaggi sondano gli aspetti più oscuri dell’animo umano.

Che Stephen King sia probabilmente l’autore americano vivente che meglio rappresenta il genere dei romanzi del Brivido, è un fatto. Una prosa semplice ma immediata, e personaggi ben costruiti e sfaccettati sono i suoi marchi di fabbrica. È per questo, probabilmente, che la casa editrice Sperling&Kupfer ha deciso di dedicargli una collana speciale in libreria dal 4 settembre scorso, una serie di romanzi in edizione tascabile Pickwick dedicati ai più giovani.

Una vita travagliata, quella di Stephen King, che non ha mai nascosto di aver fatto da sempre uso di droghe pesanti e alcool. Nato in una modesta famiglia del Maine, elemento che tornerà spesso nei suoi romanzi, ha avuto la sua educazione letteraria dalla madre, donna forte e appassionata di letteratura. Stephen King ha visto la sua carriera esplodere nel 1974 con Carrie, dopo essersi cibato a lungo di horror e fantascienza: Ray Bradbury, Richard Matheson, Edgar Allan Poe fra gli altri.

STEPHEN KING, LIBRI MIGLIORI. Tra i suoi libri più conosciuti, oltre a Carrie, si ricordano Shining – da cui è stato tratto anche l’omonimo film di Stanley Kubrik – Cose preziose, Le notti di Salem, Stagioni diverse, Il miglio verde, altro libro divenuto oggetto di scrittura cinematografica e portato sul grande schermo da Frank Darabont, regista anche di un altro racconto di Stephen King riadattato per il cinema, The mist.
Nei libri di Stephen King la paura non è mai solo legata al soprannaturale: è, anzi, connaturata al lettore. È per questo, oltre che per la scelta delle ambientazioni quotidiane, che l’immedesimazione fra lettore e personaggio è così immediata e avvolge in modo così completo. Nelle storie di Stephen King il mondo circostante cambia poco a poco, la paura cresce e si impadronisce dei personaggi (e del lettore).

STEPHEN KING 2018. La scelta di creare una collana ad hoc per i giovani nasce proprio dalla capacità di Stephen King di creare meccanismi narrativi così efficaci. Ma ha anche un’altra motivazione, che nasce invece da una particolarità comune a molti testi del celebre scrittore: i libri di King sono in grado di rivolgersi al mondo dei ragazzi, che in molti casi nei suoi libri diventano personaggi rilevanti per l’intera narrazione. Sono spesso proprio i più piccoli a dare una svolta agli eventi, come nel caso del notissimo It, che ha terrorizzato intere generazioni di bambini e adolescenti e ispirato anche un film e un recente remake.

Ma all’interno dei testi di Stephen King avviene anche un’altra magia. i bambini imparano ad essere adulti, e gli adulti a tornare bambini. Nei suoi romanzi, o racconti, l’adolescenza è un momento di passaggio e le storie diventano specchio di un vero e proprio cammino di formazione dei protagonisti.

La scelta dei racconti da riproporre in formato tascabile, quindi, non è casuale. Ecco i nomi delle storie in libreria dal 4 settembre scorso:

The body (tratto da Stagioni diverse)
The mist (tratto da Scheletri)
The sun dog (tratto da Quattro dopo mezzanotte)
The langoliers (tratto da Quattro dopo mezzanotte)
Low man in yellow coats (tratto da Cuori in Atlantide)

Nietzsche e l’Eterno Ritorno dell’Uguale

nhung-phat-hien-thay-doi-the-gioi-ra-doi-tu-giac-mo-image8La teoria dell’Eterno Ritorno è una delle più famose formulate dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, questo nonostante il fatto che come teoria filosofica non ebbe mai una propria costruzione concettuale.

La teoria dell’Eterno ritorno può definirsi forse la più abissale e sconvolgente illuminazione di Nietzsche, che pervade infatti ogni sua opera, tuttavia rimanendo nella penombra, come un’oscura profezia, una rivelazione esoterica, una verità accettata quasi con timore. Si racconta che il filosofo tedesco fu illuminato dall’eterno ritorno nell’estate del 1881, nei pressi di Silvaplana, nella valle Engadina. Qui, Nietzsche, era solito passeggiare durante la sua permanenza fra le Alpi che separano Svizzera ed Italia. Camminando vicino ad un limpido lago montano, il filosofo ebbe una visione, un’illuminazione così sconvolgente che lo obbligò ad appoggiarsi ad un grosso masso – oggi diventato quasi luogo di pellegrinaggio -. Ed ancora oggi questo macigno porta una targa in memoria di quel giorno.

Se Dio non esiste, ed essendo il mondo composto da un numero infinito di elementi, che né si creano né si distruggono, allora questi elementi devono per forza riaggregarsi nella stessa maniera un numero infinito di volte. Ovvero il tempo, proprio come pensavano i primi filosofi greci, è circolare, non v’è inizio né fine, ma soprattutto non v’è un senso, un obiettivo, un traguardo. L’universo, la vita, la nostra esistenza, tutte le galassie e le stelle del cielo nasceranno e periranno in un moto eterno, sempre uguale a sé stesse. Questo principio, perfettamente espresso nell’opera massima di Nietzsche: “Così parlò Zarathustra”, lo si trova per la prima volta formulato nella Gaia Scienza, ed è un demone a rivelarlo:

Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”.

L’universo ed il tempo sono parte dello stesso ciclo cosmico, noi stessi ne siamo partecipi. Prigionieri e signori allo stesso tempo. Scriviamo infatti con le nostre azioni l’eternità del Cosmo, ciò che facciamo sarà indelebilmente il perenne presente e futuro nonché passato dell’esistenza. L’infinità eterna del passato e del futuro, per la loro stessa essenza, includono il tutto, qualsiasi avvenimento che è accaduto, accade o accadrà. L’eterno ritorno è quindi una delle basi su cui Nietzsche costruisce la sua teoria del ritorno del Dionisiaco e delle metamorfosi cui l’uomo deve sottoporsi se vuole liberarsi dalle catene della morale.

Non esistendo Dio alcuno, né avendo tutta l’esistenza un senso, è necessario che l’uomo si liberi e si alzi al di sopra della morale e della legge, non per cadere in uno stato di anarchia edonistica pura, bensì per ritornare alla Terra, alla Natura e alla sua perfetta amoralità. Una verità così sconvolgente rivelata a qualsiasi essere umano ha la capacità di distruggere ogni volontà e portare alla follia: l’eternità è sì parte di te, ma in una ripetizione ciclica che non ha alcun senso o importanza.

Ed è qui che entra in scena l’Oltreuomo Nietzschiano e il suo amor fati. Questo atteggiamento, traducibile come “amore del fato”, (o destino), è un tratto fondamentale dell’oltreuomo. Egli infatti ha la capacità di far coincidere la propria volontà con il corso degli eventi così come sono, nella loro insensata casualità. L’oltreuomo accetta il destino e la sua vita così come sono, accetta l’eterno ritorno per quello che è, anzi, egli ne è il vittorioso campione perché fa coincidere la propria vita e volontà con ciò che accadrà ed è accaduto: l’uomo nuovo ha vinto, ha sempre vinto e sempre vincerà, questo in un sistema in cui tutti perdono. Egli infatti prova un profondo amore gioioso e vivificante per la vita intera così come si manifesta, ne ama ogni aspetto caotico e terribile.

Già gli antichi d’altra parte avevano immaginato il tempo come un elemento ciclico dove non esistono inizio né fine ma un continuo ripetersi degli eventi. Il simbolo usato per rappresentare la ciclicità del cosmo fu l’uroboro, dal greco οὐροβόρος, che significherebbe “[serpente] che si morde la coda”. Questo simbolo rappresenta infatti un serpente, o un drago, nell’atto di mangiarsi la coda. L’immagine, che a prima vista appare fissa, nasconde in sé invece una grande mobilità e dinamicità. Il serpente che divora sé stesso rappresenta l’energia universale in perenne movimento che si consuma e rinnova in un continuo e ciclico nascere e perire. L’uroboro è l’Uno, l’eterno ritorno, l’immortalità e la perfezione attraverso la decadenza e la morte. Diventato celebre negli ambienti alchemici e mistici, l’uroboro verrà utilizzato come simbolo anche dalla Società Teosofica fondata da Helena Petrovna Blavatsky.

Ronaldo? Vale più del Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci

4342.0.32020893-0031-kF7B-U3000164240269Xy-1224x916@Corriere-Web-SezioniLa cifra record per il calciatore a cui andranno 30 milioni di euro netti l’anno per quattro anni. Un’operazione che vale complessivamente 400 milioni di euro, più della cifra sborsata alle aste di Christies’s per il Salvador Mundi attribuito al maestro Da Vinci

Un «capolavoro manageriale» che farà felice il mondo bianconero e «un’occasione unica per tutto il calcio italiano» perché l’arrivo di Ronaldo a Torino «è l’acquisto più bello, mancava una cosa così dai tempi di Maradona». Così Walter Veltroni, tifoso juventino, ha commentato l’operazione dei record con cui Cristiano Ronaldo, 33 anni, è passato dal Real Madrid alla Juventus. Un’operazione che vale in totale circa 400 milioni di euro se si prendono in considerazione i 30 milioni netti l’anno per 4 anni che andranno al calciatore e le commissioni per il suo agente Jorge Mendes. Per averlo, il club bianconero sborserà 100 milioni che andranno al Real, gli altri 12 serviranno per il «contributo di solidarietà previsto dal regolamento Uefa» e gli «oneri accessori». Ma in totale la squadra degli Agnelli dovrà spendere per l’ingaggio più di 350 milioni di euro. Nel 2017 una cifra del genere è servita per comprare a New York il celebre Salvador Mundi attribuito al maestro Da Vinci che è stato battuto per la cifra record di 450,3 milioni di dollari (circa 380 milioni di euro, compresi i diritti di asta), un record per qualsiasi opera d’arte. Più delle Donne di Algeri di Picasso battute da Christie’s per 179,4 milioni nel 2015. Ma i paragoni possono essere infiniti. L’affare Ronaldo vale ad esempio quanto tutta la capitalizzazione di Borsa, per restare in ambito calcistico, della A.S.Roma.

Cifre esagerate? Non proprio se si guarda all’operazione finanziaria e a quello che significa, in termini di bilancio, per una squadra come la Juve. Rispetto all’ultimo bilancio disponibile, quello di giugno 2017, l’arrivo di Cristiano Ronaldo potrebbe significare per la Juventus un aumento dei ricavi fra i 100 e i 130 milioni di euro all’anno, a partire dal bilancio 2019-2020. È la stima del Global Head of Sports di Kpmg, Andrea Sartori. «Da un punto di vista finanziario – ha spiegato Sartori – si tratta di un’operazione molto intelligente. Bisogna considerare che ci sarà un incremento dei ricavi da stadio, fra abbonamenti e biglietti, e un incremento delle sponsorizzazioni. Poi ci sono i diritti tv per la Champions, che valgono fra i 20 e i 25 milioni, rispetto alla stagione attuale, se la società arriva almeno ai quarti. Certo, tutto questo sarà influenzato tantissimo dal successo sportivo della squadra, specie in Champions». «Un nome come Ronaldo – ha aggiunto – può aprire alla Juve le porte di un mercato unico. I bianconeri hanno 50 milioni di followers fra Facebook, Instagram, Twitter e Youtube. Ronaldo ne ha 322 milioni».