M5S e Lega sparano su Fazio. Ma a rinnovargli il contratto è stato l’Ad della Rai scelto dal Governo

http_media.tvblog.itcc61fazio-che-tempo-che-fa

“Che tempo fa” sotto i riflettori della critica per rinnovo del mega contratto alla società di Fazio.

Prima l’attacco della Lega a Fabio Fazio per l’ospitata senza contraddittorio dell’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano. Poi la richiesta di chiarimenti del M5S sui contratti stipulati dalla Rai con le società esterne che, guarda caso, riguardano anche il conduttore di Che tempo che fa. E non ci sarebbe nulla di strano se non fosse per un dettaglio. A rinnovare l’appalto alla società L’Officina Srl (posseduta al 50% dallo stesso Fazio e da Magnolia), è stato a settembre il nuovo amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, indicato al vertice di Viale Mazzini proprio dal Governo M5S-Lega.

MANOVRE IN OFFICINA – Paradossale ma vero: ad attaccare Fazio sono ora proprio i partiti che hanno designato colui che ha rinnovato il contratto alla sua società. La notizia, passata (volutamente?) inosservata, è saltata fuori da un botta e risposta tra il segretario della Commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, e i vertici dell’azienda pubblica. L’esponente dem ha presentato un’interrogazione al presidente e all’Ad di Viale Mazzini, nel pieno della polemica scatenata dalle ospitate di Carlo Cottarelli a Che tempo che fa alla modica cifra di 6.500 euro a puntata (incassati però dall’Università Cattolica di Milano ogni volta che l’ex commissario alla spending review è ospite da Fazio). Anzaldi chiedeva, tra l’altro, di sapere “se il contratto della Rai con L’Officina sia stato già rinnovato dal Cda, che non prende decisioni da luglio, e in che data…”. Un dubbio legittimo, dal momento che il contratto doveva rivedere alcune condizioni economiche dopo un anno dalla stipula.

La Rai ha risposto che “Per quanto attiene all’edizione 2018/2019 del programma Che tempo che fa si segnala che a settembre l’Amministratore delegato ha provveduto alla sottoscrizione del contratto di appalto parziale con la società L’Officina in qualità di procuratore competente per valore (i contratti al di sotto dei 10 milioni non necessitano della ratifica del Cda, ndr)”. Anche se, spiegano dalla Rai:

“di tale contratto – che rientra nell’ambito del ‘Contratto preliminare’ con Fazio di durata quadriennale approvato a giugno 2017 dal precedente Consiglio di Amministrazione – è stata fornita preventiva e idonea informativa al Consiglio, evidenziando tra l’altro l’avvenuta presentazione del programma (giugno 2018) nei palinsesti della stagione autunnale agli investitori pubblicitari, a seguito della relativa approvazione consiliare”.

CANTONE IN CAMPO – Tutto chiaro. Se non fosse per un dettaglio. Sul contratto di Fazio si era espressa anche l’Anac di Raffaele Cantone, che aveva non solo evidenziato “elementi di criticità” sul compenso al conduttore, sulla durata e soprattutto sul contratto stipulato con L’Officina (in tutto 18 milioni l’anno per 64 puntate nell’arco di 4 anni), ma aveva anche trasmesso le carte alla Corte dei Conti. Un’iniziativa che, evidentemente, non ha preoccupato Salini. Ad che probabilmente non ha sentito neppure le dichiarazioni di fuoco rilasciate nel 2017 dall’attuale presidente della Camera, Roberto Fico, che all’epoca guidava la Vigilanza Rai: “Orfeo (Mario, l’ex dg Rai, ndr) continua a difendere i contratti che sta facendo a Fazio, io non sono assolutamente d’accordo”. Per non parlare dei fulmini più recenti lanciati del grillino Gianluigi Paragone, che ha definito “omelie della domenica” le comparsate di Cottarelli da Fazio. Omelie che, a quanto pare, a Salini non devono dispiacere per niente.

LA RISPOSTA DELLA RAI – In merito la Rai ha fatto sapere oggi “che nella seduta del Consiglio di amministrazione dello scorso 21 settembre l’Amministratore delegato Fabrizio Salini aveva informato con una nota dettagliata il Consiglio di amministrazione circa la necessità di provvedere alla ratifica e alla relativa formalizzazione dell’appalto per la seconda stagione del programma, già presentato alla stampa e agli investitori pubblicitari all’interno dei palinsesti autunnali lo scorso giugno”. “L’intenzione aziendale di mandare in onda la seconda stagione di Che Tempo che fa – aggiunge Viale Mazzini – era stata peraltro confermata alla società L’Officina in una comunicazione inviata da Rai lo scorso 28 giugno durante la precedente consiliatura, nei termini previsti dall’accordo con la stessa società per l’edizione 2017-2018. Il suddetto appalto è collegato al contratto quadriennale con Fabio Fazio stipulato il 23 Giugno 2017″.

Linee guida per la riforma dell’Ordine dei Giornalisti: cambia l’accesso e il nome in “Ordine del Giornalismo”

odgduemondinewsApprovate su larga maggioranza dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Le nuove linee guida per l’accesso all’Albo prevedono: oltre allo svolgimento di un’attività giornalistica, una laurea di primo livello e l’iscrizione ad un ente previdenziale.

Mentre il governo discute sull’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e sui possibili tagli di finanziamento all’editoria, il Consiglio dell’Ordine presieduto da Carlo Verna, ha presentato al Dipartimento per l’Editoria una proposta di riforma necessaria su un’istituzione fondata 55 anni fa, nel 1969, con la legge n.69.

La proposta di modifica riguarderà le nuove modalità di accesso alla professione giornalistica. Oltre alla laurea, si dovrà frequentare un corso universitario di un anno e per l’iscrizione all’elenco dei pubblicisti, un percorso biennale maggiormente documentato per verificare che l’attività sia svolta rispettando il principio di esclusività professionale, e che non ci sia conflitto di interesse.

Una regolamentazione del settore degli uffici stampa con l’istituzione di un registro. Ciascun Consiglio regionale dell’Ordine dovrà istituire un registro degli Uffici Stampa pubblici e privati in cui operano solo giornalisti regolarmente iscritti all’Albo. E poi il cambio del nome in Ordine del Giornalismo, affinché sia chiara la funzione a garantire il diritto dei cittadini a essere informati nel rispetto dell’Art.21 della Costituzione.

In particolare, per i professionisti, non ci sarà più l’obbligo del praticantato presso una testata, ma si prospetta l’iscrizione all’albo dopo aver conseguito una laurea triennale e aver frequentato un corso annuale. Invece, per i pubblicisti il percorso biennale, che può avere inizio previa presentazione di una certificazione del direttore responsabile e l’iscrizione a un ente previdenziale, dovrà essere verificato ogni sei mesi, con la documentazione dei pagamenti ricevuti e il riscontro dei corsi di formazione organizzati dall’Odg.

Ancora niente di sicuro sui tempi di applicazione della nuova riforma, in quanto, prima si dovrà trasformare in proposta di legge e poi presentarla in Parlamento per l’approvazione. Non appena sarà approvata, il Consiglio nazionale si riserva la possibilità di valutare gli effetti dei cambiamenti in due anni di regime transitorio. E non si esclude pure la possibilità in futuro di istituire un unico elenco per pubblicisti e professionisti.